Progettare in permacultura significa cercare di ottenere il massimo beneficio utilizzando il minimo di spazio ed energia in un sistema produttivo che perdura nel tempo.
Significa abbandonare la logica dello sviluppo non sostenibile, in cui tutte le attività umane si intensificano in un costante deficit energetico, compensato dall'estrazione e dall'utilizzo di petrolio.


I modelli e principi degli ecosistemi sono molti, facciamo un esempio. Immaginiamo una foresta con la sua varietà di forme, piante, animali. Osserviamola dall'alto verso il basso. Dalle punte degli alberi più alti, scendiamo lungo i tronchi, incontrando alberi via via più piccoli e piante rampicanti, cespugli, erbe, funghi, muschi, lo strato di sostanza organica, poi l'humus, i primi strati diterreno e quelli più profondi.
E' l'habitat ideale di un'immensa quantità di organismi: mammiferi, uccelli, insetti, vermi, acari, alghe, funghi, batteri, protozoi. Un sistema vivente ricco di diversità che perdura da milioni di anni. Quello che lo rende stabile nel tempo non sono solo le diversità in quanto tali, ma le relazioni utili che si sviluppano tra gli elementi che partecipano al sistema. Il sole, il vento, l'acqua e le rocce sono elementi esterni che intervengono per il suo mantenimento.
Questo sistema produce biomassa (legname, foglie, frutti, cibo, animali) ed è in grado di soddisfare i propri bisogni, con un bilancio energetico in pari. La resa del sistema è enormemente superiore, a parità di superficie, a quella di qualunque sistema monoculturale, che tra l'altro richiede un costante apporto di combustibili fossili e operazioni colturali.


I modelli e i principi utilizzati dalla natura in questo ecosistema sono molti. Tra quelli identificabili troviamo l'utilizzo della diversità (la coesistenza di specie e varietà differenti); l'utilizzo di risorse che si trovano in loco (biodegradabili e riciclabili); l'utilizzo di energie rinnovabili come sole e vento. Noteremo che gli elementi, le piante, gli insetti hanno più di una funzione (il lombrico area la terra, digerisce e rende disponibile la materia organica per le piante, è cibo per uccelli e altri animali); che le funzioni essenziali sono garantite in più modi (l'acqua entra nel sistema come pioggia, tramite le foglie con l'umidità della notte, come ruscello che scorre o pompata da faglie sotterranee); che la massima vitalità è sulla parte superiore delle fronde, sul primo strato di terreno, lungo i corsi d'acqua, cioè nelle zone di confine (terra-cielo, terra-acqua, acqua-cielo); che ogni elemento è situato in un posto strategico dove sfrutta al meglio le relazioni utili con gli altri elementi (la farfalla deposita le uova sulle foglie che saranno il cibo dei futuri bruchi).


Questi sono alcuni dei principi che Bill Mollison e David Holmgren hanno estrapolato da anni di osservazione e sperimentazione alla fine degli anni Settanta. Sono stati loro a organizzare la permacultura, la nuova disciplina il cui nome deriva da cultura e agricoltura permanente.
Pensiamo a un insediamento umano che nella progettazione, nelle pratiche agricole, nella gestione dell'ambiente, dell'economia e delle dinamiche sociali rispetti i principi di biodiversità e di utilizzo di energie rinnovabili, dove ogni funzione è realizzata da più di un elemento, così come ogni elemento partecipa a più di una funzione, dove è ricercato l'effetto-confine e dove la collocazione di ogni cosa è propriamente studiata.
Avremmo in questo modo realizzato un progetto di permacultura che integri la vita umana e i cicli naturali creando un ambiente sostenibile, equilibrato e bello.

ACCADEMIA ITALIANA DI PERMACULTURA - C.F. 90069510080 Segreteria: Anna Bartoli - email: info@permacultura.it - tel. 331/4900730